Come cambia l’8 marzo con una figlia

bambinaCome tutte le feste comandate, l’8 marzo è adorato da fiorai e commercianti, osteggiato da rivoluzionari (veri o presunti) e vissuto come un giorno un po’ più bello del normale dalla stragrande maggioranza della gente. Piaccia o meno la mimosa, siamo onesti: ricevere un fiore, un regalino o un messaggio, fa sempre piacere.
Sul significato e le origini della festa della donna, esistono molte versioni, ben riassunte in questo articolo di Internazionale.
Io oggi ho riflettuto su cosa significa per me essere Donna, ma soprattutto mamma di una piccola Donna (o forse due, dal momento che non so chi mi bussi dall’interno del pancione in corso).

Avere una figlia femmina porta inevitabilmente a scoprire, ricordare o considerare tutti gli aspetti che questa connotazione comporta, nel bene e nel male.


Superficialmente parlando, già dalla nascita una bambina (e la famiglia!) viene travolta da un’ondata di vestitini e oggettistica declinata in ogni sfumatura possibile di rosa, con fiocchi, fiori, pizzi, cuoricini e chi più ne ha più ne metta. Nell’età in cui la miglior cosa da fare è rotolarsi nell’erba e saltare nelle pozzanghere, gli amichetti avranno pratici jeans o capi scuri, mentre le mamme delle piccole che si ribellano al rosa potranno scegliere nella migliore delle ipotesi tra bianco neve, albicocca, lilla o giallo-verdino.
Tra i giochi di emulazione, ci saranno adorabili cucine e allucinanti mini-aspirapolvere/ferri da stiro/spazzoni per le pargole, e officine meccaniche o banchetti degli attrezzi per i bimbi, e guai a scambiarli, perché “sono cose da femmina/da maschio”.
Cavolate, certamente, ma vi assicuro che provare a smarcarsi dai cliché non è affatto semplice. Ma parliamo di cose più serie.

Doni per chi amiAvere una bambina comporta l’onore di insegnarle che gentilezza e delicatezza sono doti da coltivare, che l’amore per l’arte, la musica e la natura sono valori da custodire, che l’emotività e la sensibilità non devono spaventare ma essere usate come orecchie per ascoltare e sintonizzarsi meglio con l’universo e le altre persone.
Sempre a proposito di insegnamenti però, ci sono anche oneri che da mamma dovrò affrontare, cercando di farlo nel miglior modo possibile per crescere una donna consapevole:
– farle capire che il genere non implica un ruolo, perché potrà fare qualunque sport o mestiere, anche se la squadra di calcio o rugby femminile più vicina è a 100km, e se negli uffici e negozi vede quasi sempre operose addette agli ordini di capi uomini;
– regalarle l’autoironia per sorridere sia che la definiscano “maschiaccio” che “femminuccia”, chiarendole che queste etichette sono nei compartimenti stagni del cervello di chi le pronuncia;
– rassicurarla perché quando la sua forza fisica non sarà abbastanza, potrà attingere a risorse utili esattamente allo stesso modo, come intelligenza, empatia e diplomazia;
– spiegarle che sguardi a raggi X o battute per la strada non sono “normali”, come non lo sono abbracci o pacche non richiesti da parte di conoscenti espansivi, senza per questo renderla timorosa;
 insegnarle a valorizzare la sua bellezza esteriore, e al tempo stesso convincerla che quella interiore è molto più durevole, incisiva ed importante;
– incoraggiarla a vivere pienamente le amicizie e le relazioni, e a rimettere insieme i pezzi di cuore quando questo va in frantumi per una delusione;
– farle capire che le Amiche sono un bene prezioso, poche o molte che siano, ciascuna diversa e fondamentale; non “servono” (solo!) per chiacchierare e non vanno trascurate per chiudersi magari a guscio in una coppia, o allontanate “per sicurezza” se una ti ferisce;
– crescerla con aspettativa e fiducia verso l’Amore (possibilmente fornendo un esempio concreto in prima persona), ma in grado di stare bene da sola e soprattutto di non soccombere a relazioni malate che con i sentimenti non hanno niente a che spartire;
– darle la certezza che farà bene a mandare al diavolo chi durante un colloquio le chiederà se è fidanzata aggiungendo che “per certe cose esistono come dei rubinetti, che bisogna mettere se si vuole lavorare” (successo a me, a 19 anni)
– Farle gli auguri ogni 8 marzo, perché prima che la nostra bambina è appunto Donna, ricordandole di apprezzare ogni fiore, gesto o pensiero, ma soprattutto di pretendere rispetto tutto l’anno
– dirle onestamente che conciliare ogni aspetto della propria vita sarà difficile, ma anche che operare delle scelte in base alla propria scala di valori non la farà mai sbagliare;
– renderla consapevole che essere Donna è davvero bellissimo, anche con le mestruazioni, la cellulite, il dolore del parto, i capelli sempre fuori posto e la bilancia da rincorrere. Lo capirà da sola a sua volta quando sarà mamma, perché il privilegio di ospitare una vita, sentirla per 9 mesi ancor prima di conoscerla, rende chiaro quanto questo valga rispetto a tutto il resto.

Buon 8 marzo bimba mia, mamma ti augura di essere felicemente femmina 365 giorni l’anno, e di nascosto si asciuga una lacrimuccia ogni volta che Elisa canta “A modo tuo”.

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