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Expo: le prime impressioni

4 maggio 2015, sono in viaggio sul pullman che mi riporta a casa da una giornata ad Expo.
Prima di crollare addormentata per la stanchezza, voglio condividere alcune impressioni a caldo su questa visita, effettuata con un occhio da tecnico addetto ai lavori del turismo e l’altro da visitatrice curiosa.

Innanzitutto, a ridosso dell’apertura, Expo è pronta?
Sì, al 90%. I padiglioni sono praticamente ultimati, eccetto per ovvie ragioni quello (comunque splendido) del Nepal, qualche imperfezione in altri, vedi le infiltrazioni d’acqua del Belgio, o alcuni cluster tematici ancora chiusi. Sono in fase di ultimazione alcune aree verdi nei pressi dei parcheggi, qua è là nei passaggi secondari ci sono residui di materiale da cantiere, i distributori d’acqua funzionano in parte, ma la macchina è ben avviata.
Spero migliori la comunicazione sul sito ufficiale relativa agli eventi in programma, che ad oggi è pressoché nulla, ma per visitare i padiglioni c’è già tutto ciò che serve.

Meglio visitare Expo subito o tra qualche mese?
Secondo me non c’è una risposta precisa: tra qualche tempo sicuramente saranno rifinite tutte le strutture e magari oliati i meccanismi di gestione del flusso di pubblico (già comunque buoni); andando subito, si respira il nuovo, in senso letterale con i profumi del legno, delle vernici e degli altri materiali di allestimento appena posati, e in senso figurato con l’entusiasmo del personale dei padiglioni e dei volontari, che ho trovato molto sorridenti e solerti, addirittura fieri di prevenire le domande fornendo spontaneamente informazioni o servizi cortesi, ad esempio,sulla posizione degli ascensori o dei tempi stimati per la visita di alcune aree. Immagino che nei mesi estivi la visita potrebbe risultare più impegnativa per il caldo, oggi non c’erano sbalzi di temperatura tra esterno ed interno dei padiglioni e camminare o sostare era gradevole anche nelle aree esterne non ombreggiate.

Cosa si vede in un giorno?
Questo dipende ovviamente dai propri ritmi, dai padiglioni che si sceglie di visitare e dall’attenzione che si dedica a ciascuno. Per farVi un’idea, noi oggi abbiamo visitato 18 padiglioni in poco meno di 8 ore, senza correre eccessivamente e con alcune soste imposte dal mio pancione di 7 mesi. Tra questi, il solo padiglione giapponese richiede un percorso di 50 minuti di visita.

Ci sono code?
Sì, ai padiglioni più gettonati, come Italia, Giappone, Emirati Arabi e altri. Ottima l’idea della Svizzera di assegnare dei ticket con orario per la visita del suo percorso principale, così durante l’eventuale attesa si possono vedere altre cose o approfittare per spuntini o soste in bagno. Ai tornelli di ingresso ci sono file, ma si scorre molto velocemente.
Le code sono generalmente incanalate in percorsi con le fasce estensibili, come in aeroporto, non ci sono sedie o appoggi, perciò tenetene conto nel fattore stanchezza!

Cosa si può mangiare? Costa caro?
Expo non è una fiera, perciò non aspettatevi un mercato di bancarelle gastronomiche. Ci sono numerosi punti ristoro di tutti i generi, oltre all’offerta di bar, chioschi e ristoranti dei singoli padiglioni. I costi sono tendenzialmente più alti di fuori dell’evento (esempio caffè 1,50 euro) ma si trovano diverse fasce di prezzo. Noi abbiamo pranzato con un abbondante toast (6 euro il semplice panino, ma doppio e ben farcito, e 10 il menù con patatine e bibita) e cenato al ristorante giapponese (20 euro il menù di due portate e 6 euro una porzione extra; non aspettatevi sushi, sono prevalentemente piatti caldi e zuppe).
E l’acqua? Ci sono dei distributori di acqua potabile gratuita, avevo letto un articolo che ne denunciava il malfunzionamento, in effetti alcuni non erogano nulla, ma ad esempio quello nei pressi del padiglione Zero oggi funzionava perfettamente.

L’Italia fa una bella figura?
Mi sento di dire di sì, sia per l’impatto con l’organizzazione di un evento di questa portata, sia per la bellezza del proprio padiglione e la valorizzazione delle proprie eccellenze.

E ora qualche domanda/risposta più difficile!

Il tema “nutrire il pianeta” è ben rappresentato?
Per rispondere correttamente bisognerebbe aver visto con calma tutta l’esposizione; sulla base di quanto ho visto io oggi, risponderei “ni”: alcuni padiglioni centrano perfettamente l’argomento, altri no o in modo un po’ stiracchiato. Ad esempio, trovo efficacissima la scelta della Svizzera di mettere a disposizione dei visitatori sale, caffè, acqua e mele, che non verranno rifornite in questi 6 mesi e pertanto resteranno a disposizione di tutti i visitatori solo se i primi non ne abusano. Israele invece racconta le sue invenzioni che migliorano l’agricoltura su scala mondiale, gli USA hanno schermi interattivi per giochi che propongono problematiche e le relative soluzioni adottate in America, il Belgio propone curiose coltivazioni alimentate da vasche di pesci oppure piani di copertura del fabbisogno di proteine alimentari attraverso gli insetti.

Altri padiglioni sono francamente più spettacolari e volti a impressionare dal punto di vista tecnologico o turistico, oppure generalisti (ad esempio nello spazio cambogiano del cluster dedicato al riso si trova un mix di artigianato interessante ma a mio avviso poco attinente).

Gli espositori sono coerenti con la filosofia dell’impegnativo argomento proposto?
Di nuovo, “ni”. Se da un lato è molto apprezzabile vedere il contenimento degli sprechi, con pochissimo materiale informativo cartaceo o con i punti ristoro che servono portate in stoviglie compostabili o riciclabili, ci sono obiettivamente alcune situazioni quantomeno stridenti. Nulla contro la Swatch, ma che c’entra uno stand di orologi? O i gioielli nel padiglione belga? Per non parlare di alcune insegne di multinazionali quantomeno discutibili, vedi McDonald, Nestlé o Coca Cola.

La delusione maggiore per me è stata nel pur piacevole padiglione malese: un Paese che ho amato molto in viaggio, getta fumo negli occhi dei visitatori presentando l’olio di palma come prodotto di eccellenza, addirittura con proprietà antitumorali e di prevenzione dell’infarto, ricavato con benefici per la popolazione e l’ambiente locale. Incommentabile.

Cosa resterà dopo?
Speriamo lo slancio per l’Italia di cui si è tanto parlato, ma anche infrastrutture concrete e niente cattedrali nel deserto. Mi piace il progetto delle aree relax Ferrero e sport/giochi Kinder, che dovrebbero venire ricostruite tutte insieme come locali scolastici o di aggregazione in un Paese in via di sviluppo.

Nel frattempo, oggi, Expo offre intrattenimento, spunti di riflessione, svago, gastronomia, punti di vista di ogni tipo (ad alcuni dedicherò specifici post). Ognuno può vederci quello che vuole, ma per parlarne penso che bisogni appunto andarci di persona. Non so ancora se ci tornerò, ma non lo escludo per completare la panoramica che mi sono fatta.

E voi, siete andati o andrete ad Expo? Fatemi sapere le vostre impressioni o contattatemi per informazioni e curiosità!

 

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